20190912_Klinec VS Nando

Serata entusiasmante, dedicata a due campioni dei vini naturali sloveni. Due aziende che si fanno interpreti dei vitigni e delle tecniche tradizionali del territorio, con qualche sconfino nelle uve internazionali. Etichette introvabili, bottiglie decennali con un fascino assoluto.

Nando

Andrej Kristančič [Plesivo, Goriska Brda]

L’azienda agricola Nando si trova a Plesivo, comune della zona di Brda e della regione Primorska. Un’azienda che a tutti gli effetti sorpassa le divisioni di confine: dei 5,5 ettari, il 60% si trova nel Collio Goriziano e il 40% in Goriska Brda.

L’ambiente pedo-climatico unico è particolarmente adatto per i vini bianchi. I vigneti sono terrazzati, situati ad un’altitudine tra i 100 e i 200 metri sul livello del mare e piantati con uve tradizionali e internazionali: Ribolla, Tokaj, Chardonnay e Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Le viti vanno dai 9 ai 40 anni, con rese generalmente comprese fra i 40 e i 60 quintali per ettaro. Il terreno è rappresentato dalla caratteristica ponca.

In vigna vengono utilizzati con parsimonia solo trattamenti a base di rame e zolfo, mentre sono esclusi interventi a base di prodotti chimici di sintesi. Il suolo è lasciato inerbito e la vendemmia è manuale, con uve raccolte in piena maturità tra settembre a ottobre.

In cantina si prediligono le fermentazioni spontanee, senza aggiunta di lieviti selezionati, zolfo o altri prodotti chimici. Solo in fase di imbottigliamento, quando necessario, viene utilizzato un minimo dosaggio di SO2.

L’attuale titolare della cantina Nando è Andrej Kristančič, abituato a lavorare alla produzione di vino con la sua famiglia da circa 25 anni. La formazione scolastica in enologia gli ha consentito di ampliare i propri orizzonti, continuando allo stesso tempo la tradizione inaugurata dal nonno, Nando. Lo stile produttivo di Andrej è non-interventista, legato ad una sapienza assolutamente rurale del lavoro della terra.

L’etichetta Nando raggruppa due diverse gamme di vini. Etichetta Blu, per cui le fermentazioni avvengono soltanto in acciaio, dopo una macerazione che varia dalle 12 ore agli 8 giorni. Etichetta Nera, in cui si segue la tradizione slovena degli orange wine, con macerazioni protratte anche a 40 giorni e fermentazioni in botti di rovere da 500 litri, fino a 18 mesi.

I vini non vengono filtrati né stabilizzati. Il lavoro procede secondo i criteri della conduzione biologica, tuttavia non certificata.

Klinec

Aleks Klinec [Medana, Goriska Brda]

Nove diverse parcelle in località Medana, per un totale di circa 6 ettari, appena al di là del confine italo-sloveno, situate ad una altitudine compresa tra i 150 e i 180 metri sul livello del mare.

L’azienda di Aleks Klinec è votata ad una agricoltura sostenibile, in particolar modo cercando di interpretare i dettami della conduzione biodinamica dei vigneti. Il sistema di allevamento utilizzato è la lyra, simile al guyotma con due cordoni contrapposti, utili a preservare una maggiore superficie fogliare. Si cerca di ottenere, in questo modo, un carico massimo per pianta di circa un chilo.

La difesa delle viti dalle malattie avviene esclusivamente nel rispetto dell’ambiente, attraverso trattamenti a base di estratti di alghe e piante. In caso di necessità si ricorre a soluzioni a base di argille acide, silicati, rame e zolfo. Sono banditi gli interventi a base di agenti chimici di sintesi. L’inerbimento del suolo è una pratica assolutamente valorizzata perché concorre al naturale equilibrio simbiotico tra la vite e le altre specie vegetali, cioè all’ecosistema specifico di ciascun vigneto.

In cantina si vinificano esclusivamente uve di proprietà, vendemmiate a mano in ceste da 20 chilogrammi e diraspate prima di essere avviate alla macerazione in vasche di cemento.

Le colonie di lieviti naturali presenti in cantina, oltre a quelli sulle bucce, assicurano che la fermentazione alcolica abbia inizio rapidamente e proceda regolarmente. La macerazione a contatto con le bucce dura solitamente alcuni giorni, dopodiché si procede a pressatura e al travaso dei vini. I contenitori utilizzati si richiamano direttamente alla tradizione di questa regione: sono botti di acacia, gelso, ciliegio selvatico e rovere, in cui i vini compiranno la fermentazione malolattica e matureranno sulle fecce fini per un periodo tra i due e i tre anni. Le botti sono di varie dimensioni e capacità – da 3 a 20 ettolitri – e portano nomi appartenenti alla tradizione, come ad esempio kalater, golber, startin, baton.

I vini sostano, successivamente, per qualche mese in cisterne d’acciaio, al fine di decantare e divenire limpidi. Solo in fase di imbottigliamento si procede con un minimo dosaggio di SO2.

Nessuna filtrazione o chiarifica chimica sono previste.


Klinec

Bela Quela 2006

Ambrato. Succoso con accenno infinitesimale di smalto. Quasi un’idea di vermouth. Frutta a polpa gialla, albicocca. Poi sottobosco, idea di fungo. L’impatto all’assaggio è decisamente salato! Sotto si rivela denso, polposo. Un momento di passaggio a sentori di brodo corrisponde all’emergere di sapori di erbe aromatiche essiccate. La sapidità è il registro su cui si regge tutto: un vino che bypassa il sostegno dell’acidità e comunque non si rivela stanco, non crolla.

Bela Quela 2003

Il 2004 segna l’anno della svolta ad un approccio biodinamico completo: l’occhio coglie già un’incredibile differenza. Colore dorato, luminosissimo. Immediate al naso sono le note fumé. E poi un ambiente marino, così salmastro quasi da rimandare l’idea al frantoio. Anche l’assaggio è su questi toni, iodati e in salamoia, sale fino: l’immagine dll’uliveto con i frutti appesi al ramo è martellante. Morbido e minerale: sapidità notevole, ma più controllata del 2006, più… ricamata.

Bela Quela 1999

Peccato! Peccato davvero, quel sughero infido… Tappo, non v’è dubbio. Leggerissimo inizialmente, si allarga poi in maniera esponenziale col tempo. Peccato, perché assaggiato subito appena aperto il vino sorprendeva egregiamente per una sapidità esplosiva e per quella polpa che stava lì ad aspettare solo di emergere completa. Ma il tricloroanisolo ha poi spazzato via ogni piacere d’assaggio… 


Nando

Rebula 2006

Ambrato e polveroso. Un profumo vivace, esuberante, sicuramente più giovanile del 2006 Bela Quela. Immediate immagini di infusi, di tè, di spirito: mi sovvengono quegli zuccherini in barattolo, alcol puro da fine sera… Ancora, la paglia, i fiori di campo e i frutti gialli. In bocca è decisamente sapido, con una acidità vibrante.

Rebula 2005

Ambrato e limpido. Accogliente con bellissimi profumi agrumati, note di mandarino. C’è un che di effervescente in questo naso, un’idea di caramella lemon-fritz. Attacco sapido sul palato e la lingua, astringente sulle guance e le gengive, un giovincello muscoloso! Richiami vagamente amaricanti, come di aromi tostati.

Rebula 2004

Ambrato e limpido. Ritorna l’agrume e poi note che fan pensare al liquore, al distillato, un po’ al caramello. L’idea di frutta sotto spirito spinge quasi a figurare la ciliegia… In bocca dà l’impressione di un succo di frutta limpido, di un sale finissimo e intenso. Le sensazioni sono bellissime, eppure forse un po’ effimere, di corsa, senza salutare…

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