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Chi si merita le tue bottiglie?

Volnay 1er Cru Les Caillerets 2012, Domaine Joseph Voillot

L’inizio del nuovo anno coincide inevitabile con la lista dei buoni propositi: ardimentosa operazione di risciacquo della coscienza, quando non onirica visione d’artificiali paradisi, in preda all’estasi dei brindisi finali. Voglio dare invece il la a questo 2021 con un atto di sincerità, una confessione che mi alleggerirà il cuore e al contempo andrà a smascherare quanti di voi quattro lettori la pensano come me: vedo già l’ondeggiare affermativo delle vostre teste sospiranti.

A chi concedete l’accesso alla vostra cantina?

Parlo qui in senso assolutamente ampio e non solo di vani immobiliari espressamente dedicati agli irraggiungibili spendaccioni: sentiatevi tutti coinvolti. Parlo, per quel che mi riguarda, di una semplice stanza che sta sotto il piano terra, colle pareti bianche e, a tratto a tratto, vagamente scrostate dall’umidità facilmente avvertibile, il pavimento non più in cemento ma rivestito di piastrelle scure, unica concessione al lusso; di un posto freddo d’inverno e più caldo d’estate, ancora illuminato da essenziali lampadine appese al loro filo – “rational nordic design” potrei sottolineare – nonostante ripetuti e vaghi e visionari progetti di finiture più precise, emozionali, definitive. Un posto, insomma, che si offre con l’utilità di mille possibili indirizzi, secondando dignitosamente il pallino dell’utente di sorta. Lo vedevo vestire quindi, in origine, i panni di un magazzino per ricambi di motociclette, per poi lentamente tramutarsi – non condividendo io il medesimo fervore motociclistico del suocero – in mezzo sgabuzzino e mezzo deposito di bottiglie e, via via, in definitiva cantina. La genesi furono quegli scaffali metallici, banali in ogni più comune garage, accoglienti quella decina di flaconi razzolati evidenziando coi cerchiolini le offerte sui depliant del super… E poi, a mano a mano che l’interesse aumenta, che la curiosità più si fa pressante e il desiderio diviene urgenza, ecco il raddoppiarsi, il triplicarsi delle mensole: ma né lo spazio, né l’occhio che vuole la sua parte sono già più soddisfatti e allora è l’avvento delle rastrelliere, belle di professionale aspetto, di legno e di metallo forgiate. Ancora, il gironzolare per lidi enoici porta vento creativo ed ecco comparire i bancali – Epal rigorosamente, che sono tutti uguali – all’uopo modificati e finanche, sospinte da afflati di certa ambizione, le ataviche pupitre, per gli spumanti capovolti. Alloggio in un’asola di un sostegno un termometro recuperato, colonnina di mercurio che dice cose varie in stagioni diverse e sempre mi fa agognare quelle stanze quasi vaticane, regolate d’umido e di clima, spaziose il giusto, logisticamente ineccepibili, stilisticamente perfette. Ma scender quei gradini è sempre entrare in uno spazio accogliente ed esigente: la cantina è una stanza mai finita, un campionato incomparabile allo sceglier colore di pareti o tende o piastrelle. Quei gradini li scendo solo; tutt’al più accompagnato, eventualmente raramente, da un qualche ficcanaso che deve ben sapere di dover vestire i compiacenti panni dell’ammiratore: o che se ne stia al piano terra se no! Per poi ammirare, attenzione, il cronico disordine e l’illuminazione provvisoria…

Nel mentre prende forma la mobilia, di pari passo si sviluppa un gusto, o forse è viceversa, chi lo sa: sta di fatto che il volantino ora è valido fondale al sacco del pattume. La cerca delle bottiglie segue nuove e più avvincenti tracce, si muove per incontri e per racconti: non più uno schematico backstage, ma un palcoscenico dal vivo, col riflettore acceso sull’artista che dà vita alla materia uva. Ed eccolo, il primo fondamentale punto, croce e delizia, ferro e piuma. Dal momento che l’amico e il parente riconoscono in voi gli appassionati, il vino diviene l’illuminazione a soccorso di ogni stressante momento di ricerca regali. Il dono: un semplice modo in cui le bottiglie scendono in cantina.

Gli amici e i parenti sono di partito vario: chi vi conosce bene e chi non vi conosce. A prescindere da quale sponda abitino, essi potranno comportarsi con voi in vario modo e con risultati tra il sorprendente e l’allucinante. Se alla porta si presenta chi è al par di me appassionato posso esser tentato d’aprire e fare entrare in maniera spontanea, ma non avrò comunque certezza che di vino buono si tratterà: devo sperare che la passione in questione sia condivisa e non contrastante su gusti e, sopra tutto, su produttori. Ma altrettanto facilmente potrebbe suonare il campanello uno spaventato: timoroso dell’entrare in casa di un saputo e quindi dell’insormontabile problema di come poter rimediare una bella figura con l’oggetto di tanta passione. La paura e l’insicurezza generano mostri e un vino acquistato unicamente per non lasciarci le mani vuote ad un invito sarà sicuramente fallace. Sul binario parallelo, però, mi accorgo corrono anche i conoscenti che scelgono altra via d’approccio, affatto contestabile e, anzi, vieppiù auspicabile e leggiadra. Son quelli che, consci di seguitar fedi diverse o di nulla sapere né importarsene del vino, non confezionano presenti enoici e bussano all’ingresso a mani libere. Evidentemente, non potranno che vincere.

Al di là della generosità altrui, il vero motivo per cui esiste una cantina in una casa è – va da sé – quello dell’essere alimentata dalla sete del proprietario, dalle ricerche a mo’ di segugio drogato, agli inciampi fortunati in sorprese preziose. L’acquisto è momento di sfaccettature variegate e inenarrabili: compulsivo o cadenzato, progettato o ad cazzum, curioso su propria linea personale o curioso sulla linea del sentito dire, Big Gatsby style o austerity-mode on, on line o in presenza, intimo o social addicted… L’acquisto prevede una conseguenza pressante, che trova risposte provvisorie secondando il sentire del momento, ma può presto divenire insopportabile: come organizzate la vostra cantina? L’ordine alfabetico? Per produttore o per vino? L’ordine regionale? I bianchi divisi dai rossi divisi dai rosati divisi dai frizzanti? Tutto insieme, ‘ndo cojo cojo? Bottiglie divise per denominazione? Una questione – mi rendo conto – incessante e sfibrante, che assomma tutte le possibilità di catalogazione: come organizzate la vostra libreria, la vostra raccolta di vinili, la vostra collezione di Mio Mini Pony?

Cantina, pupitre. Epernay, Champagne

Chi si merita le vostre bottiglie?

Infine, quando tutto sarà accolto, acquistato, sistemato, inventariato, l’epocale esame s’affaccerà alla nostra coscienza: quando aprirò queste bottiglie? Quando permetterò che l’occasione sia tale perché il vino agognato s’evapori dalla sua gelosa magione? E qui sta il secondo, fondamentale e inamovibile punto di tutta la faccenda sotterranea: l’avaro dottor Jekyll urla il suo formidabile rifiuto in faccia al signor Hyde, scialacquatore. Perché l’aver messo da parte mi fa sentir come formica tranquilla sulle sue riserve di viveri e quando il numero troppo s’abbassa suona inarrestabile il suono d’allarme, come il grido dell’elegante donna mondana che, dinanzi l’armadio aperto, strilli “Non ho niente da mettermi!”. C’è una vena, forse manco tanto sottile, di doloroso collezionismo intorno alle bottiglie che deposito in cantina, una cupidigia non per forza dedicata solo alle etichette più costose.

Il vino che arriva sulla spinta della semplice curiosità racchiude un senso prezioso di scoperta. A chi aprirò – e perché poi dovrei farlo – un vino che mi sono guadagnato in base ai miei gusti e alla mia ricerca? Un’idea che va spesso accompagnandosi al banalissimo “E se poi non piace?”: meglio quindi che me lo beva io in separata sede, quando sarà… Sul lato delle bottiglie regalate, invece, ecco che si chiamerà in causa un certo legame più o meno affettivo. Non sono costate niente, è vero, ma sono comunque messaggio della persona che donò e anche magari dell’evento a causa del quale arrivarono. Ecco, sorge l’idea che vadano consumate in una medesima occasione, quando possa trattarsi di compleanno, d’anniversario, di obiettivo generico raggiunto; oppure, aperte con la medesima persona, quando tornerà in visita. Il problema che alcune di queste bottiglie generano è il medesimo delle bottiglie che impolverano dietro l’angolo buio del sottoscala: le antiche cose di assoluta pochezza che s’erano ammucchiate – e fortunatamente poi dimenticate – all’epoca dei volantini del super. La ragione d’una non-apertura diviene allora qui una sorta di concessione di grazia al proprio e all’ospite palato: perché, dal momento che si viene riconosciuti quali appassionati, risulterà oltremodo sconveniente offrire vini industriali. Gli stessi che non ci si concede nemmeno in giorni semplici. E intanto stanno lì…

Il luogo è motivo di grande peso. A proposito di legami affettivi, se si ritorna con una bottiglia da un posto visitato è segno che il posto è stato apprezzato. Oppure, che in quel luogo non c’era niente di bello fuor che quel vino lì, dietro una vetrina: che avrà allora il merito di poter trasformare in prodigioso un posto da nulla. Il souvenir di un luogo visitato è feticcio potentissimo, tanto che ci spingeva, allora imberbi e ingenui, a portarci a casa statuine di dubbia fattura, scintillanti e mutevoli di colore; brutte assai, ma a tal punto totemiche da non azzardarci a gettarle, se non all’occasione di accidentale caduta e sbriciolamento. Figuriamoci, ora adulti e accorti, cosa può significare un vino, nettare prezioso agli dei! È sigillo d’un periplo compiutamente realizzato, d’una vacanza dagli indimenticabili toni, d’un luogo sulla terra in cui pezzetti di noi han piantato radici. Come puoi pensare d’aprire, per te e per gli altri, cotanto fato liquido?

Ma il momento è il motivo più forte di tutti. Il momento trascende il luogo, poiché l’acquisto può anche essere banale, per mezzo di brutale attrezzo elettronico. Il momento trascende la scoperta per curiosità, poiché l’acquisto è il traguardo d’una caccia o il decidersi dopo un racconto e un assaggio. Il momento è un’atmosfera in cui ci si trovava a parlare di vino, a bere vino e a volersi portare a casa quel segno – hic et nunc o per successiva ricerca – come un trofeo che dica “Tu c’eri! Io ne sono la prova!”. Ma il momento significa anche l’anno della vendemmia: ed è questo il monte più invalicabile, la quercia profondissimamente e più tenacemente radicata, del serpeggiante spirito collezionistico anti-stappatura. Appropriarsi di una bottiglia prodotta da vigne conosciute, da vignaioli ammirati e nell’anno di un evento che ci è pietra miliare di vita… E cosa potrebbe mai aver diritto a maggior spirito di difesa dal perverso desiderio di assaggio? L’anno giusto è il fuori-categoria, una selezione che merita il suo spazio a parte, la rastrelliera migliore della cantina: non valgono qui regole di ordine, di colore, di produzione. Non plus ultra!

Vero è anche – però e in definitiva – che il vino è coacervo di storie, sue proprie dei bevitori, che hanno un sol modo di rendersi palesi. In questo siam tutti d’accordo: il vino va bevuto!

Volnay 1er Cru Les Caillerets 2012, Domaine Joseph Voillot

E con i cerebrali ingranaggi che macinavano simili ragionamenti, nel dì di Capodanno scesi alla cantina per onorare il pranzo con questo vino e due amici. Souvenir d’un luogo, d’una scoperta e d’un momento: e perciò inarrivabile.

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Tour de France, terza tappa: SUD OVEST

Tour de France, Terza tappa: Sud Ovest

DOVE / COME / QUANDO

SOMMELIER SOCIAL CLUB
NERVIANO
Piazza Crivelli 1
Giovedi 20 Febbraio
ore 21.00
Ingresso € 42,00


Tour de France, la Francia del vino in 10 tappe. Terza tappa: Sud Ovest


5 vini in degustazione

LA DEGUSTAZIONE

DEGUSTAZIONE ALLA CIECA



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    Tour de France, seconda tappa: LANGUEDOC-ROUSSILLON

    Tour de France,seconda tappa: Languedoc-Roussillon

    DOVE / COME / QUANDO

    SOMMELIER SOCIAL CLUB
    NERVIANO
    Piazza Crivelli 1
    Giovedi 13 Febbraio
    ore 21.00
    Ingresso € 42,00


    Tour de France, la Francia del vino in 10 tappe. Seconda Tappa: Languedoc-Roussillon


    5 vini in degustazione

    LA DEGUSTAZIONE

    DEGUSTAZIONE ALLA CIECA



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      TOUR DE FRANCE

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      DOVE / COME / QUANDO

       

      SOMMELIER SOCIAL CLUB
      NERVIANO
      Piazza Crivelli 1
        

      4 Incontri settimanali dalle 21.00 alle 23.30 circa

      FEBBRAIO, Giovedi 6 – 13 – 20

      MARZO, Giovedi 5

      APRILE, Giovedi 9 – 16 – 23 – 30

      MAGGIO, Giovedi 7 – 14

      50 Vini appositamente selezionati in degustazione 

      Materiale didattico

      Gadget del Sommelier Social Club

       

      Partecipazione € 380,00
       

      Dieci tappe alla scoperta dei vini e delle regioni di Francia

      Faire, savoire-faire et faire savoire… La Francia è il paese del vino che non ha bisogno di presentazioni. Esperienze e tradizioni secolari, creazione e valorizzazione del concetto di terroir, varietà di ambienti e di vitigni… E la consapevolezza del proprio valore.

      Addentriamoci nella Francia del vino, attraverso un entusiasmante percorso in 10 tappe: dalle regioni più famose e importanti al mondo, alle denominazioni sconosciute perfino in patria. Lasciamoci alle spalle preconcetti e campanilismi e imbarchiamoci in una sorprendente avventura alla scoperta dei vini francesi!


      Il programma degli incontri

      10 incontri settimanali della durata di circa 2 ore e mezza, con degustazione di 5 vini ogni sera.
      Ogni partecipante riceverà il materiale informativo, redatto sugli argomenti trattati, e gli utili gadget del Sommelier Social Club.

      PROVENZA – CORSICA, sorprese costiere lontane dalla banalità

      LANGUEDOC ROUSSILLON, dalla quantità alla difesa del territorio

      SUD OVEST, i grandi spazi fra l’Atlantico e il Massiccio Centrale

      BORDEAUX, l’aristocrazia dei classements e l’invenzione del vino moderno

      VALLE DELLA LOIRA, i bianchi e i rossi del giardino di Francia

      CHAMPAGNE, Maison e artigiani: un terroir ostile trasformato in sogno

      ALSAZIA, il mosaico del suolo e il carattere del vitigno

      JURA – SAVOIA, principesse e montagne: i reami nascosti

      VALLE DEL RODANO – BEAUJOLAIS, il cru monovitigno e l’uva abbandonata 

      BORGOGNA, la concezione del terroir all’ennesima potenza



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        Tour de France, prima tappa: PROVENZA e CORSICA

        Tour de France, prima tappa: Provenza e Corsica

        DOVE / COME / QUANDO

        SOMMELIER SOCIAL CLUB
        NERVIANO
        Piazza Crivelli 1
        Giovedi 6 Febbraio
        ore 21.00
        Ingresso € 42,00
         


        Tour de France, la Francia del vino in 10 tappe. Prima Tappa: Provenza e Corsica


        5 vini in degustazione

        LA DEGUSTAZIONE

        DEGUSTAZIONE ALLA CIECA



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          Pinot Noir, sua maestà della vigna

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          DOVE / COME / QUANDO

          SOMMELIER SOCIAL CLUB
          NERVIANO
          Piazza Crivelli 1
          Venerdi 24 Gennaio
          ore 21.00
          Ingresso € 35,00


          Il vino re dell’eleganza.

          Carattere indomabile e fascino inarrivabile.

          Il non plus ultra delle uve territoriali.

          L’incredibile epopea dei Cistercensi e di un magistrale savoir-faire.

          La materia con cui sono scritte le leggende…


          6 vini in degustazione

          LA DEGUSTAZIONE

          DEGUSTAZIONE ALLA CIECA



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